Come già altre volte, utilizzo la mia laurea in lingue per disquisire di economia con piena cognizione di causa. Qualsiasi argomentazione teorica, infatti, non deve mai prescindere dalla considerazione pratica che siamo in Italia, dove un ginecologo può essere nominato consigliere della Corte dei Conti.
E dunque, correva l'anno 1966 quando i miei genitori mi assegnarono la prima paghetta settimanale di lire 500. Il prezzo di una bustina di figurine dei calciatori era all'epoca di 10 lire; se quindi l'avessi spesa tutta in figurine (e a volte l'ho fatto) avrei potuto acquistarne 50 bustine.
Oggigiorno una bustina dei calciatori costa un euro e quindi l'equivalente della mia paghetta di allora dovrebbe essere di 50 euro; se consideriamo che il valore nominale di 500 lire corrisponde a 25 centesimi, possiamo dedurne che ciò che nel 1966 acquistavo con 25 centesimi, sessanta anni dopo lo pago 50 euro, vale a dire 200 volte di più.
Una tale sesquipedale discrepanza, ca va sans dire, giova unicamente alla classe abbiente, non certo ai poveracci ma la altrettanto sesquipedale meraviglia è vedere esponenti dei cosiddetti partiti di sinistra opporsi alla tassa patrimoniale.


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