sabato 9 maggio 2026

Una spiegazione semplice

 

I fascisti sul finire del ventennio hanno emanato le leggi razziali contro gli ebrei e il razzismo è sempre stata una componente fondamentale della loro ideologia (vedi la rivista qui sopra).

Adesso che sono al governo, invece, li vediamo trasformati in strenui difensori dello stato di Israele e di tutta la consorteria sionista.

Perché?

La domanda viene accuratamente evitata nella stampa di regime, anche perché la risposta è assai facile da scovare e prescinde da qualsiasi considerazione storico-politica ovvero sociologico-culturale.

I sionisti non hanno operato nessuna conversione nei fascisti. Più semplicemente: se li sono comprati. 

La deriva genetica

 

Come ho già ricordato, purtroppo sono in pochi a possedere questo ormai introvabile volumetto, per cui ne riproduco qui di seguito un altro capitoletto.

 

 

LA DERIVA GENETICA

 

Dio, o chi in sua assenza ricopre l’incarico, ha voluto che sia più facile essere padre e mettere al mondo una creatura che ottenere la patente di guida. Una tanto infausta circostanza si traduce nel fatto che un esorbitante numero di cretini, zotici e balordi si ritengano autorizzati a procreare.

Carlos Ruiz Zafòn Il labirinto degli spiriti

 

            È già iniziata. Anzi, fra breve compariranno (se già non li abbiamo) i primi segni della de-evoluzione.

Circolando sui social, constato che non sono il solo ad affermare che il suffragio universale ha fatto il suo tempo. Non c’è insegnante che non rabbrividisca al pensiero che, nel giro di pochi anni, alcuni dei suoi studenti andranno a votare e il loro voto varrà esattamente come tutti gli altri. Nessuno fra i miei colleghi, solo per dirne una, è stupito che esistano i terrapiattisti: noi li abbiamo conosciuti in anteprima fra i banchi di scuola.

A noi insegnanti fanno certificare un sacco di competenze inutili se non dannose (con certificazioni che nessuno si darà mai la pena di leggere) e allora sarebbe auspicabile che potessimo certificare la capacità o meno di esercitare il diritto di voto. E anche delle competenze forse ci sarà occasione di riparlare… ma andiamo con ordine.

            In biologia si chiama deriva genetica. Se le persone intelligenti non hanno figli e quelle meno intelligenti ne hanno troppi, a lungo andare ci sarà un calo nel quoziente d’intelligenza della popolazione. Fino a ora era stata osservata soltanto in piccoli gruppi di popolazione, adesso possiamo affermare che l’ondata colpisce su larga scala.

            Possiamo?

            In realtà sembra che soltanto io possa farlo. Non che la mia osservazione non trovi ampi consensi, al contrario: ogni volta che mi capita di lasciarmela scappare in una conversazione, non manco di ricevere approvazione completa. Tutti d’accordo sul fatto che un così ingente numero di balordi seduto sui banchi di scuola non si era mai visto. Poi però, nella pratica, tutti ad affannarsi in direzione diametralmente opposta.

            Nessuno, nella scuola italiana, viene coccolato con tanta cura come il cretino. Tanto per cominciare, pur di non chiamarlo tale, e di ammettere quindi che si stanno sprecando energie e risorse per chi non sa che farsene, lo si classifica con una sigla diversa a ogni piè sospinto

            Anche qui occorre aprire una parentesi.

            Per anni mi sono chiesto il perché del proliferare di sigle e astrusi acronimi nella scuola, non di rado con il cambio dell’acronimo per definire la stessa cosa.

Ho avuto la risposta in un supermercato.

            Cercavo un prodotto di cui conoscevo l’esatta collocazione sullo scaffale, poiché ogni settimana finisce nel mio carrello della spesa.

            Invece quella volta non c’era.

            Dopo affannose ricerche, vinsi la mia naturale ritrosia a chiedere informazioni e interrogai un inserviente.

            «Mi scusi, avete tolto dall’assortimento il prodotto X? Non riesco a trovarlo.»

            Con la cortesia un po’ stanca di chi ha già risposto mille volte alla stessa domanda, l’addetto mi indicò la non facile strada per raggiungere la nuova collocazione sugli scaffali del mio desiderato articolo. Compresi che anche lui era assai poco in linea con i fastidi che gli causavano questi cambiamenti apportati e quindi mi azzardai a chiedere se ne conoscesse la motivazione.

            «Certo che so perché lo fanno. Altrimenti che cazzo li pagano a fare tutti quegli ingegneri gestionali!»

            Un’illuminazione!

            Siamo in Italia. Al ministero dell’istruzione (come del resto in qualsiasi altro) è mai stato assunto qualcuno al di fuori delle logiche clientelari? Ovviamente no. Ora, le logiche clientelari, come dice il nome stesso, possiedono una logica: sistemare le persone chiave nel ruolo in cui risultano in assoluto meno adatte e competenti. Non sia mai che qualcuno si riveli una persona di successo e acquisti l’inviso carattere della indispensabilità, rinunciando a essere una pedina manovrabile nelle mani di chi lo ha sistemato in quella posizione. D’altra parte anche lasciare lì queste persone senza fare niente pare brutto.

            E allora li sistemano a creare acronimi! La versione ministeriale della Settimana Enigmistica.

            Grossi danni non ne fanno, rompono un po’ le scatole ma pazienza.

            Chiusa parentesi.

            Stavo parlando di quella tipologia umana ben descritta a suo tempo da Fruttero e Lucentini nel libro La prevalenza del cretino. Il suo rapporto con la scuola italiana assomiglia a un tipo assai comune di relazione umana: quello fra una donna che di un uomo non ne vuole sapere e a cui serve ripetutamente il due di picche e l’uomo stesso, che invece si intestardisce a blandirla con tanto maggiore impegno quanto più netto è il di lei rifiuto.

E quindi pioggia di soldi per “aiutare” i cretini in qualsiasi modo possibile e immaginabile.

            Aperta una nuova parentesi. (Portate pazienza).

            Il lettore ingenuo e ignaro di vivere in Italia potrebbe essersi meravigliato per quella pioggia di soldi. Ma come, lo sento già esclamare, e allora tutte le lamentele sulla mancanza di risorse per la scuola, sullo scarso stipendio degli insegnanti e menate varie con cui turbano la nostra esistenza di pacifici elettori dei soliti noti?

            Siamo in Italia, va ripetuto fino allo sfinimento, poiché gli italiani soprattutto tendono a dimenticarlo con disarmante facilità. Il denaro per le uniche due branche in cui davvero servirebbe alla scuola non ci sono né ci saranno mai: adeguamento degli stipendi degli insegnanti, adeguamento degli edifici scolastici (era ancora venuto fuori in queste righe il fatto che oltre la metà degli edifici scolastici italiani andrebbe rasa al suolo e rifatta ex novo? No? Bene, ora lo sapete.)

            Per tutto il resto, quattrini a go-go, specialmente dove allignano interessi poco chiari. Che in realtà sono chiarissimi ma si fa per dire.

            Chiusa la seconda parentesi.

            Non mi dilungherò nei luoghi comuni del potere che aspira ad avere un popolo bove e quindi sovvenziona i cretini e mortifica le eccellenze. Se questi luoghi sono comuni, un motivo ci sarà.

            PS Il cretino, resti fra di noi, in realtà è furbo. Comprende fin troppo bene che può permettersi il fancazzismo perché è circondato da persone che non aspettano altro che trovare una giustificazione socio-economico-filosofico-storico-politico-ambientalista al suo malo comportamento e se ne approfitta. Ma tant’è. Gloria in excelsis Deo.


venerdì 8 maggio 2026

Continuiamo così...

 


 

Fermatevi solo un attimo a pensare: quante volte nel corso degli ultimi anni vi è capitato di fare la seguente riflessione, mentalmente oppure ad alta voce: ma questo incompetente chi ce lo ha messo a lavorare qui?

Molte volte, giusto? Ebbene, si tratta infallibilmente di persone che a scuola sono state sempre promosse, anche e soprattutto quando andavano bocciate. Di persone che fra i banchi hanno imparato soltanto che l’impreparazione e l’approssimazione non causano danni né impedimenti al lieto scorrere delle loro esistenze. Di persone che, nella malaugurata evenienza di una bocciatura, hanno avuto i genitori pronti a fare ricorso al TAR per togliere l'ingiusta punizione al loro pargolo.
Ecco, adesso avete la risposta alla domanda: l'incompetente si trova lì perché lo stato da decenni ha deciso che bocciare costa e ha instaurato un sistema che scoraggia in ogni modo la bocciatura.
Tanto dovevo.
 

giovedì 7 maggio 2026

Full Monty


 Il ginecologo delle sorelle Meloni nominato alla Corte dei Conti.

Serve altro?

 

martedì 5 maggio 2026

Obitorio

 


 

            Mi accade spesso di lanciarmi in uno dei miei cavalli di battaglia della conversazione o della scrittura, con un argomento che so declinare in una infinità di varianti e che si intitola “La scuola è morta”. Il discorso non vale ovviamente solo per la scuola. In altri settori, considerati più importanti, il decesso è avvenuto prima. Prendiamo la televisione: qui la data di morte è il 1960. Perché così presto? Anche qui nessun mistero: il sistema oligarchico partitocratico si era accorto fin da subito che la televisione costituisce un potente mezzo di controllo e ne iniziò con lungimiranza la lottizzazione precoce. Il 1960 è l’ultimo anno in cui alla RAI si viene assunti tramite concorso pubblico: dopo di allora si potrà entrare soltanto in quota di un partito, di governo o di opposizione forte. Il decesso non avviene in un giorno, l’agonia si protrae anzi per decenni ma quello che è certo è che quando nascono le televisioni commerciali la RAI è già un cadavere ambulante. Quindi la vulgata che Berlusconi con le sue televisioni spazzatura abbia ridotto in pattume anche il servizio pubblico è falsa: ci hanno pensato da soli. Si può stabilire con accuratezza anche il momento della fine: nel 1989 la RAI chiude il gioco a quiz Paroliamo, che richiede ai partecipanti il possesso di una buona conoscenza della lingua italiana, con l'affermazione che si tratta di un gioco troppo difficile per il pubblico, e con ciò sancisce l’avvenuta sepoltura. Alle televisioni commerciali non rimarrà che dare l’estrema unzione.

            Ma torniamo alla morte della scuola.

            Se volete possiamo trovare anche una data, per il valore che hanno le date nel segnare il confine fra un’epoca e l’altra, vale a dire ben poco. Il medioevo, tanto per dire, non termina nel 1492 e il funerale dell’istruzione in Italia non viene celebrato nel 2004, come asserisco poche righe più in basso. Però è comodo possedere dei punti di riferimento poiché, come non mi stanco di ripetere, l’Italia soffre in maniera cronica di un tratto che gli storici di solito riscontrano nel medioevo (come volevasi dimostrare: non è affatto finito cinque secoli e mezzo fa) vale a dire la mancanza di prospettiva e di memoria storica. Nel medioevo bastano pochi decenni per trasformare un trascurabile episodio militare del 778, la scaramuccia di Orlando a Roncisvalle, in materiale da poema epico che lo immortalerà nei secoli come una grande battaglia densa di episodi eroici. Perlomeno in Italia, un fenomeno simile, se non addirittura identico, persiste e lo ritroviamo ogni giorno nelle nostre città; pensate ai nomi delle vie: non credo esista città dai ventimila abitanti in su che non abbia nella sua topografia Via Adua.

            La disfatta di Orlando a Roncisvalle è una bazzecola in confronto alla legnata presa dagli italiani ad Adua. L’esercito abissino fa letteralmente a pezzi quello italiano ed è la prima volta nella storia che un esercito africano ne sconfigge uno europeo. Un episodio da sottacere per la vergogna, più che da sbandierare nel nome di una via come fatto glorioso.

Ma per l’Italia il ribaltamento delle sconfitte costituisce la normalità. Rimaniamo nei fatti d’arme e nelle intitolazioni delle vie di città, dove altrettanto frequentemente di Adua troviamo pure Luigi Cadorna.

            Orbene, Luigi Cadorna è stato il più lucido esempio di minchione nella storia militare italiana e probabilmente mondiale. Con sagace incapacità ha guidato le operazioni belliche italiane nella prima guerra mondiale fino al 1917, inanellando una serie di insuccessi che avrebbe fatto fuggire dalla vergogna qualunque altro comandante in capo. Quando la sua imperizia sfociò infine nella disfatta di Caporetto, non è che si affrettarono a mandarlo via a calci in culo né lui si sognò di dare le dimissioni, tutt’altro. In Italia producono solo poltrone con sedile colloso. Dovettero intervenire gli alleati, Francia e Gran Bretagna, per imporci di cacciarlo se volevamo il loro aiuto. E tuttora si intitolano strade al responsabile della disfatta di Caporetto, una batosta peggiore perfino di quella di Adua. Anche qui non sono trascorsi secoli, solo pochi decenni.

            Nessuna meraviglia, quindi, se sono stati sufficienti appunto ancor meno decenni a fare di un dittatore una persona che “ha fatto anche cose buone”. E d’altra parte esiste una legge, intuita da Tomasi di Lampedusa, che sconsiglia agli italiani di procedere a tentativi di cambiamento in meglio. La chiamerò “Legge dell’eterogenesi dei fini di Murphy”.

            Vediamo qualche esempio pratico, di cui scuserete l’eccessiva semplificazione ma non sto scrivendo un testo di storia né tantomeno sono uno storico di professione.

            Nella storia dell’Italia moderna troviamo il movimento rivoluzionario, chiamato a posteriori Risorgimento, che conduce all’unificazione. Movimento di massa non lo è stato sicuramente: a impegnarsi furono pochi intellettuali e idealisti, con scarso seguito popolare e ancor meno riscontro nella borghesia. Fra mille compromessi e ancor più numerose retromarce l’unità d’Italia fu ottenuta. Con quale splendido risultato? Sessanta anni della ridicola monarchia sabauda, seguiti da venti anni di dittatura fascista.

Durante la fase terminale di quest’ultima si diffonde un movimento rivoluzionario, la Resistenza, che ancora una volta prova a rifondare lo stato italiano, stavolta in modo meno macchiettistico. Anche questo è un tentativo tutt’altro che di larga partecipazione: i borghesi grandi e piccoli se ne stanno rintanati nelle loro case, ad attendere l’esito spiando tremebondi dalle persiane socchiuse. E qual è questo esito così faticosamente conquistato? Cinquanta anni di regime democristiano, occultamente guidato dagli Stati Uniti. Più o meno l’equivalente di aver consegnato il potere alle mafie.

Sul finire del regime democristiano, negli anni novanta del secolo scorso, si attua un terzo tentativo rivoluzionario, passato alla storia con il nome di Mani Pulite, che prova a estirpare la corruzione endemica dallo stato italiano. Passati i primi entusiasmi popolari, che sembrano preludere stavolta a una partecipazione di largo consenso, il risultato effettivo è degno del migliore circo equestre: il potere consegnato nelle mani di Berlusconi, per un ventennio fra i più aberranti della storia non solo nazionale bensì planetaria, con una persona che governa (si fa per dire) al solo, unico e dichiarato scopo di coltivare e difendere i propri interessi. Giusto per sottolineare una volta di più come sono gli italiani: il 30 aprile 1993 dei manifestanti in segno di protesta gettano monetine contro Bettino Craxi, uno dei leader politici abbattuti da Mani Pulite; neppure un anno dopo, cioè il 27 marzo del 1993, alle elezioni votano in massa per l’appunto Berlusconi, il delfino di Craxi. Da antologia anche il corollario dell’epoca Berlusconi, cioè Monti. Ne accenno perché riguardò da vicino anche la scuola. Il prestigioso economista Mario Monti, chiamato a salvare l’Italia dal baratro vicino al quale l’avevano trascinata gli interessi di Berlusconi, ebbe una pensata geniale, da autentico bocconiano: ricorrere al metodo Superciuk, vale a dire rubare ai poveri per dare ai ricchi. Poiché il povero, secondo le più acclarate dottrine liberiste, lo è per propria colpa e per la sua naturale ignavia, occorre tassarlo alla morte. Dacché i poveri, a Dio piacendo, sono tanti, rastrellando le loro tasche si riesce a fare a meno di tassare i ricchi, su cui pesa il fardello di mandare avanti il paese. Fra i poveri spiccavano per particolare indolenza, nel giudizio di Monti, gli insegnanti. Ed ecco che di punto in bianco propose di aumentare il loro orario settimanale di insegnamento di un terzo, da diciotto a ventiquattro ore. Gratis. Anzi, a suo dire, molto ben remunerato dalla soddisfazione di aiutare il proprio paese. E quando una levata di scudi lo costrinse alla retromarcia, provvide con una battaglia di retroguardia a vendicarsi, togliendo agli insegnanti dal computo dell’anzianità l’anno 2013. Così, d’emblée, dovendo scegliere fra mille possibili manovre a minchia (tutte ben presenti nella sua lucida mente) ecco che tirò fuori dal cilindro l’ideona di cancellare dal calcolo degli anni di servizio l’anzianità di un intero anno solare. Lo stato incamerò milioni di euro di mancate progressioni di carriera e gli insegnanti impararono cosa succede a non voler lavorare gratis.

            Ecco, se questi devono essere i risultati dei tentativi rivoluzionari in Italia, meglio tenersi lo status quo.

            Comunque una data simbolica ben precisa, che sancisca l’inizio della fine, c’è, ed è il ricordato anno 2004 in cui viene abolito l’esame di quinta elementare. Si attua in tal modo l’ideale transizione da scuola, intesa come luogo di istruzione, a ovile, vale a dire a edificio dove parcheggiare il gregge.

            In saecula saeculorum.


 

Una spiegazione semplice

  I fascisti sul finire del ventennio hanno emanato le leggi razziali contro gli ebrei e il razzismo è sempre stata una componente fondament...