lunedì 2 novembre 2026

Un altro raccontino

 

 

Settebordi è un personaggio, già comparso in questo blog, sul quale ho costruito diversi racontini. Qui di seguito eccone uno.

 

PERIFERIA

             Settebordi entrò senza bussare nell’ufficio del vicequestore Galloni.

            «Alla buon’ora! L’avevo fatta chiamare più di un’ora fa.»

«Non sono uno che se ne sta a grattarsi le palle dietro una scrivania come te, brutto buzzone. E oltretutto non sono neppure un tuo subordinato, quindi che cazzo vuoi?»

            La risposta Settebordi la pensò soltanto, nella pratica si limitò a un vago gesto con la mano. Litigare con Galloni era tempo perso. Si sedette, di nuovo senza attendere un invito ad accomodarsi.

            «C’è di mezzo una brutta storia. Anzi bruttissima. Una bambina di dieci anni caduta da un balcone del terzo piano.»

            «Morta?»

            «Gravissima. Prima un albero e poi una siepe hanno un po’ attutito la caduta ma i medici disperano di salvarla.»

            «Se io sono qui significa che sospettiate non sia stato un incidente.»

            Galloni si passò una mano sulla crapa pelata, poi si alzò, non senza qualche difficoltà vista la sua stazza, e andò alla finestra.

            Era un aprile non freddo ma piovoso e anche quella giornata non faceva eccezione. Benché alle sette e mezzo di sera ci fosse ancora luce sembrava novembre.

            «È successo verso le undici di ieri sera a Novoli, in uno di quei casermoni non lontano dal palazzo di giustizia. Hanno chiamato l’ambulanza perché c’era questa bambina precipitata dal balcone.»

            «Chi ha chiamato?»

            «Un vicino. Che però ha visto soltanto la bambina cadere: il suo terrazzo è in linea con quello della famiglia Rascetti, così si chiamano i genitori, un paio di appartamenti più in là, quindi non vedeva se ci fossero altre persone perché sono separati da muri. Lui era fuori a fumarsi una sigaretta e ha solo visto una massa precipitare. Dice che gli sembra non ci fossero luci accese dai Rascetti, poiché lui fumava al buio e le avrebbe notate.»

            «E i familiari?»

            «Il padre e la madre. La piccola è figlia unica. Operaio edile lui, aiuto parrucchiera lei, entrambi trentacinquenni. Famiglia modesta, che vive in un appartamento modesto in una zona popolare. Lui, Oreste Rascetti, ha qualche precedente per detenzione di sostanze stupefacenti, ma è roba vecchia di almeno quindici anni, pare che dopo abbia messo la testa a posto.»

            «Veniamo alla parte brutta della storia.»

            «Nessuno dei due ha fornito una spiegazione convincente del perché la figlia sia volata di sotto. Dicono che non sanno capacitarsi, che avrebbe già dovuto essere a letto...»

            «Dicono chi? Il padre o la madre?»

            «Parla solo il padre, lei se ne sta a testa bassa.»

            «Lei Galloni cosa ne pensa?»

            Il vicequestore abbandonò la finestra e tornò a sedersi. La pioggia era cessata ma il cielo era sempre cupo.

            «Penso che una ragazzina di dieci anni non casca per caso dal balcone di casa. Penso che abbiamo un uomo con dei precedenti, sia pure lontani, e una donna sottomessa. Penso quello che purtroppo viene da pensare in questi casi: molestie, litigi, botte, forse addirittura un tentativo di fuga della piccina. Ma quella che potrebbe dirci qualcosa forse non sopravvivrà e anche in quel caso chissà se avrebbe il coraggio e la forza di raccontare la verità.»

            «Dovreste provare con la madre da sola, forse se non c’è il marito avrà meno timore.»

            «Lo faremo, nei prossimi giorni. Se la piccola non dovesse farcela, verrà messa di fronte alla responsabilità di coprire chi ha causato la sua morte; se, come speriamo, dovesse cavarsela, le chiederò se vuole riserbare alla figlia un futuro insieme a chi l’ha quasi uccisa. E vediamo se crolla.»

            «Però nel frattempo c’è Settebordi.»

            «Abbiamo il video dell’interrogatorio. Se volesse dargli un’occhiata...»

            «Dicevo appunto che c’è Michele Settebordi, anni trentaquattro, esperto di cinesica, collaboratore esterno della questura di Firenze. Molto esterno, infatti è ancora precario. Disponibile a tutte le ore, però precario. So che è stato assunto di recente a tempo indeterminato un analista delle tracce di sangue, manco fossimo a CSI, e io invece resto precario, un tanto a botta...»

            «Andiamo Settebordi, lo sa che queste cose non dipendono da me.»

            «Lo so ma spero anche che la questura possa permettersi di mandarmi a prendere qualcosa da mangiare alla rosticceria qui vicino, considerato che è quasi l’ora di cena e che quando avrò finito sarà l’ora di andare a letto.»

            Galloni alzò il telefono.

            «Cosa le ordino?»

* * *

            Una volta rifocillato, Settebordi si spostò nella sala video.

            «Ecco – gli disse l’operatore – il filmato è posizionato nel momento in cui sono iniziate le domande...»

            «Ma c’è anche una parte precedente?»

            «Sì, la registrazione parte dal momento in cui vengono fatti entrare, però è senza audio. Solo quando arriva l’ispettore che li interroga...»

            «Non importa. Faccia partire dall’inizio e lasci l’audio disattivato anche quando iniziano a parlare.»

            Il tecnico lo guardò meravigliato ma non fece osservazioni.

            «Lei è assunto?» gli chiese Settebordi.

            «Come, scusi?»

            «È un dipendente della questura?»

            «Certo.»

            «A tempo indeterminato, suppongo.»

            «Si capisce.»

            Settebordi si concentrò sul filmato, mentre il tecnico ebbe confermata la prima impressione di non avere a che fare con uno con le rotelle completamente a posto.

* * *

            Come prevedeva, quando ebbe terminato l’ora di cena era passata da un pezzo.

            Senza bussare entrò da Galloni. L’altro si era assopito sulla sedia, la testa gettata all’indietro e sobbalzò.

            «Cazzo, Settebordi, quando imparerà a bussare?»

            «Il giorno in cui mi assumerete e potrò permettermi di stare in ufficio a pisolare.» Anche questa risposta rimase inespressa e si tramutò in un gesto vago.

            «Mi chiedevo: della madre cosa sappiamo? Avete cercato i precedenti del padre, ma di lei?»

            «Ci siamo fermati al padre. La madre non sembrava...»

            «Allora cercate. Ora vado a casa, devo riflettere su alcuni punti. Torno domani mattina alle dieci e mezzo; le lascio scritto cosa vorrei trovare per colazione. Vi servite dalla pasticceria qui di fronte, vero? Ecco qua.»

            Così dicendo, prese un blocco per appunti dalla scrivania e vi scrisse sopra un lungo elenco.

            In realtà il quadro era già chiaro nella mente di Settebordi. Ma era stanco e la pasticceria di fronte alla questura era ottima.

* * *

            «Cinque pezzi dolci! Un cappuccino, un caffè, una cioccolata calda e due succhi di frutta! Mangia più lei a colazione di tutta la questura messa assieme!»

            Settebordi appena alzato non riusciva a mandar giù che un caffè. Però a metà mattinata gli si apriva lo stomaco.

            «Mi ragguagli intanto sulla madre, mentre evito che le bevande calde si freddino.»

            «Aveva ragione lei, c’è qualcosa di anomalo. Amanda Olivetti è stata adottata all’età di tre anni dalla famiglia Genovi e infatti porta il doppio cognome Olivetti-Genovi. La madre adottiva soffriva di depressione e quando lei aveva otto anni ha pensato bene di ingerire un cocktail mortale di barbiturici. Rimasta sola con il padre, risultano alcune visite degli assistenti sociali, chiamati dai vicini. Pare che a volte si sentissero delle urla provenire dal loro appartamento. Comunque tutto si è risolto in un nulla di fatto.»

            «Porto con me le ultime due paste e le mostro alcune cose interessanti del video dell’interrogatorio.»

* * *

            «Ecco, guardi come sono seduti.»

            Il tecnico arrestò l’immagine e Settebordi indicò prima lui e poi lei. Si vedevano una donna mora, abbigliata senza pretese, seduta rigidamente e con un atteggiamento timoroso, la borsa sulle ginocchia unite e le mani serrate sulla borsa stessa. L’uomo era in tuta da lavoro e sembrava impacciato e indeciso.

            «Cosa dovrei notare?» chiese Galloni.

            «I piedi di lui sono ancorati alle zampe della sedia. Un tipico atteggiamento difensivo. Si trova in una situazione di stress e di forte disagio.»

            «Che potrebbe essere dovuta al senso di colpevolezza.»

            «Già, ma osservi il busto. È inclinato in direzione dell’ispettore che lo sta interrogando e opposta alla moglie. Fugge da lei e cerca riparo nella polizia. Piuttosto anomalo per un colpevole. E ogni volta che guarda in direzione della moglie le sue spalle si alzano, nella posizione detta della tartaruga, per cercare difesa. Lei rappresenta chiaramente una minaccia.»

            «Però la moglie non ha quasi aperto bocca.»

            «Ma lo ha diretto come un burattino. Osservi le sue mani. Stringono la borsa che ha sulle ginocchia ma entrambi i pollici sono alzati e bene in evidenza, un chiaro segno di comando. Ogni volta che lui parla si flettono leggermente, come per guidarlo con fili invisibili.»

            «E quindi il padre mente quando dice che non sanno come la bambina abbia fatto a cadere.»

            «Ne sono sicuro. Ogni volta che risponde non guarda mai in faccia l’ispettore bensì la moglie, in cerca di approvazione.»

            «Quindi dobbiamo torchiare lui da solo?»

            «Assolutamente sì. Se vuole un suggerimento, fatelo spogliare.»

            «Spogliare?»

            «La temperatura è mite ma scommetto che lui si presenterà vestito pesantemente e non toglierà il giubbotto da lavoro invernale che, come vede, indossa anche qui. Chiedetegli se ha niente in contrario a mostrarvi gli avambracci o la schiena. A mio avviso, crollerà.»

* * *

            Bruciature di sigaretta e tagli di rasoio.

            Questo, gli riferì poi Galloni, lo spettacolo della schiena del Rascetti, che in un fiume di lacrime raccontò le torture subite dalla moglie. La quale, memore del trattamento ricevuto dal padre adottivo, lo replicava sul marito e sulla figlia. Caduta in un tragico tentativo di fuga.

* * *

            La piccola se la sarebbe cavata, disse Galloni la settimana successiva, firmandogli il foglio per l’emissione della notula di consulenza.

            «Vedrà che prima o poi verrà anche il suo momento per un’assunzione in pianta stabile.»

            Mentre lo diceva, Settebordi riuscì a contare in Galloni almeno cinque indicatori di menzogna.

 

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